Silvano Granchi

Grazie Burkina
Taccuino di viaggio in Burkina Faso
Grazie Burkina

Introduzione

"Se l'Africa è povera di quello di cui noi siamo ricchi, in compenso essa è ancora ricca di quello di cui noi siamo poveri" (Serge Latouche)

Molti sono i vacanzieri che scelgono oggi l'Africa per i loro viaggi. Le mete preferite sono però sempre le stesse: l'Egitto con la sua storia millenaria, il Mar Rosso per i suoi affascinanti fondali marini, Israele e la Palestina, culle delle tre più grandi religioni monoteiste, il Marocco delle città imperiali, la ormai "turistizzata" Tunisia, quindi i tanti villaggi vacanza in Kenya, Tanzania, Senegal, Zanzibar, Sudafrica e via dicendo.

Pochi sono invece coloro che, per un viaggio di piacere, scelgono "l'altra Africa". Quell'Africa dove tanti sono i disagi e poche le comodità per noi occidentali e nella quale scegliamo di andare per motivi del tutto particolari: il fascino dell'avventura, l'incontro con la cultura e l'arte di quei popoli, la fuga da qualcosa, una qualche missione da compiere. Ma anche in quest'Africa aspra, difficile, è d'obbligo fare dei distinguo. Una cosa è infatti un viaggio in Niger per vedere le sue città e le sue piste che portano al Sud, verso quel "polo magnetico" dell'Africa subsahariana che è Agadez o in direzione del "deserto dei deserti", il Tenéré, oppure il Mali delle antiche piste carovaniere, con le sue spettacolari moschee, gli edifici d'argilla di metafisica bellezza o le sue leggendarie città del mistero e delle atmosfere magiche come Timbuctu, la "Mecca del Sahara". Altra cosa è invece scegliere, nella geografia dell'Africa occidentale, il Burkina Faso, uno stato di poco più di dieci milioni di abitanti fra i più densamente popolati del Sahel che ha il triste primato di essere anche uno dei cinque paesi più poveri nel mondo. Dal punto di vista geografico il Sahel, la cosiddetta savana secca nella cui fascia è inserito il Burkina Faso, non esiste. Con esso, nei paesi africani, si vuole indicare la striscia di terra vasta oltre 5 milioni di kmq che corre dall'Oceano Atlantico, ad ovest, fino quasi al Mar Rosso ad est e appartenente a otto stati: CapoVerde, Senegal, Gambia, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad.

Tutti questi stati del Sahel hanno un denominatore comune: la siccità, con il suo carico di milioni di morti e di migrazioni forzate di interi popoli che rendono inarrestabile la disgregazione etnica e, con essa, la fine di storie, tradizioni e culture millenarie. Noi, fra questi paesi del Sahel, abbiamo scelto proprio il Burkina Faso, che nella etimologia locale sta a significare "Paese degli uomini integri". Non certo per turismo, praticamente assente in questo paese, ma per promuovere o continuare progetti umanitari, alcuni dei quali già avviati. Dal "Progetto Acqua", grazie al quale si sono realizzati tanti pozzi nei villaggi sparsi della savana e sta concretizzandosi la costruzione di una grande diga per la raccolta delle acque, alla realizzazione di strutture sanitarie ed educative, alle "Adozioni a distanza", ai patti di amicizia, ai gemellaggi istituzionali promossi dalla Provincia di Pisa e da alcuni comuni del pisano, fra cui il mio, che ha recentemente siglato un gemellaggio con il villaggio di Nanoro dove è stata realizzata un'importante struttura ospedaliera. Ogni viaggio compiuto in Burkina è stato per me - e per quanti, laici o religiosi, hanno con me condiviso questa straordinaria esperienza umana - davvero speciale. Un modo diverso di pensare e di agire per costruire, insieme alle realizzazioni, un cammino di pace, di condivisione e di solidarietà con il popolo burkinabè. Naturalmente questi appunti di viaggio potranno aiutare chi, oltre la lettura, vorrà visitare i luoghi narrati o incontrare quanti sono laggiù da tempo per dare una speranza ai troppi poveri del Burkina. Qualcuno, forse, si deciderà anche a partecipare a qualche viaggio umanitario che annualmente noi compiamo in quel paese. Sarebbe davvero bello che un modesto taccuino riuscisse a fare opera di proselitismo. Un'ultima cosa: il titolo dato a questo taccuino di viaggio. Sull'aereo durante il primo viaggio africano in Burkina, l'amico Fabio, che stava dietro di me, mi chiamò. Sapeva che con quegli appunti era mia intenzione scrivere qualche pagina su questa esperienza. "Hai pensato al titolo?", mi chiese. Io gli dissi di no. Allora lui mi suggerì Barkah Burkinabè, quel "Grazie Burkina" in lingua more. Sì, "grazie, gente del Burkina".

Per quello che hai saputo darci.