Sentiero Francesco Musso
Un nuovo sentiero collega Miroglio a Frabosa Sottana

 GRUPPO MONTUOSO Alpi Occidentali e nella fattispecie Alpi Liguri
 PUNTO Dl PARTENZA Miroglio (782 m)
 QUOTA VETTA Rocca Davì (832m)
 PUNTO DI ARRIVO Frabosa Sottana (640 m)
 LUNGHEZZA km 3,300
 DISLIVELLO  250 mt
 DURATA PERCORSO h.
 DIFFICOLTÀ Escursionistica (salvo la digressione non obbligata alla vetta)
 PERIODO  Tutto l’anno vista la bassa quota, esclusi soltanto i periodi di nevicate eccezionali

ACCESSO Autostrada Torino-Savona, uscita a Mondovì, proseguimento per Villanova, deviare quindi a sinistra ove vi è il cartello per Frabosa Sottana, Stazioni sciistiche. Dall’abitato di Frabosa Sottana si prosegue a destra in direzione di Artesina e Prato Nevoso. Attraversare, su un ponte che s’incontra prima del paese di Miroglio, il torrente (strada che valica il Maudagna e si dirige al Camposanto della frazione in oggetto), parcheggiando subito oltre il ponte (destra idrografica), in concomitanza del primo cartello ambivalente che indica il sentiero Francesco Musso.

Sentiero Francesco Musso

ITINERARIO Dal parcheggio si segue il sentiero dell’acquedotto fino ad una prima chiusa. Transitare a destra sino a portarsi sull’acquedotto vero e proprio. Percorrerlo per circa 1 km. Caratteristico è un primo rientro con mancorrente. Dopo altri 500 metri s’incontra la galleria di cui l’ENEL ha la manutenzione che resta per gran parte dell’anno chiusa al pubblico. Qui il sentiero s’interrompeva. Grazie al lavoro compiuto dai volontari si scavalca ora, in attesa che venga completamente allestita, sul lato a monte, la galleria riaprendo definitivamente il 

vecchio percorso pedonale che collegava un tempo Miroglio con Frabosa e che a causa di quest’interruzione si era perso nella memoria dei tempi.  Sul colletto antistante, prima di scendere dal lato opposto e tornare sul sentiero dell’acquedotto, si trova la targa del sentiero dedicato alla memoria di Francesco Musso, presidente della Commissione Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta Tutela Ambiente Montano del CAI, recentemente scomparso. Solo per chi non soffre di vertigini è da qui possibile una digressione alla vetta della Rocca Davì (dal 

sentiero pianeggiante alla vetta meno di 60 m di dislivello in totale, 15 m per ascendere il cocuzzolo finale). Dalla targa su menzionata quindi girare a sinistra (passo di 1°) per salire il torrione alla base dell’ampio spiazzo erboso. Il torrione più alto, che si stacca dal prato di 15 m, si sale a sinistra di chi sale per una facile crestina esposta di 2°. 

In vetta vi è il nome della guglia salita (versante nord). Tornati all’intaglio o colletto scendere ripidamente per tornare sul sentiero dell’acquedotto oltre la galleria. Da qui continuare fino ad un arco naturale molto basso che si può evitare sulla sinistra o superare a carponi. Poco oltre s’incontra un secondo sbarramento consistente in un ponte dell’ENEL vietato ai passanti. Occorre scendere sulla destra a lato del ponte stesso (verso di marcia) per una breve traccia che sarò presto rifatta durante 

l’allestimento del sentiero in maniera ben più distinguibile, sino a scorgere una casetta in legno usata dai gestori delle grotte del Caudano. 

Il sentiero prosegue in piano sin sopra l’abitato di Frabosa Sottana. A sinistra di un tubo di contenimento dell’acqua, scende a zigzag infilandosi nel sottostante bosco sino a sbucare cento metri sopra il capoluogo, sulla strada che da Sottana porta alla frazione Serro di Soprana.